Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, presenta alcuni dati dello scenario insurtech del nostro Paese. Meno sviluppato del fintech, sta muovendo i primi passi, si contano appena 34 startup che cercano di collaborare con l’ecosistema
Pubblicato il 25 Set 2020
Nel video, tratto dagli interventi del primo Insurtech Summit italiano, Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del PoliMi, presenta uno spaccato del mercato insurtech del nostro Paese.
Che al momento è ancora piuttosto contenuto, molto meno sviluppato del fratello fintech, ma è vivace, sottolinea l’analista e con proprie caratteristiche.
La crescita nell’ultimo anno è stata importante, ma gli investimenti limitati, molto meno di altri sistemi, quest’anno non hanno raggiunto i 200 milioni, con finanziamenti medi molto bassi e molto concentrati su alcune aziende.
Ma come si comportanto le startup insurtech? Soprattutto cercano collaborazioni nell’ecosistema.
Il desiderio delle startup italiane è di collaborare: con istituti finanziari, incumbent assicurativi, o con istituti non finanziari, e con altre startup.
Insomma, forse anche a fronte di un sistema del venture capital poco reattivo, le startup insurtech italiane hanno un approccio industriale più che finanziario, di crescita sana, con collaborazioni e azioni di ecosistema.
Lato domanda, come si vede nel grafico, l’indagine è andata a verificare come i servizi innovativi fanno presa sulle persone, scoprendo che in tanti conoscono (barra verde) i servizi fintech e usano (barra blu) gli stessi; meno conosciuti ma presenti sono i servizi insurtech.
La lettura dei dati guardando alla botte piena è che il contesto è ancora piccolo, ma evidenzia opportunità, perché c’è soddisfazione da parte dei clienti.
“Lato offerta c’è possibilità e c’è necessità di innovazione, – sottolinea Renga – ma bisogna prendersi qualche rischio, altrimenti non ci sono risultati. Bisogna innovare in maniera corretta e cogliere quello che il consumatore cerca; l’insurtech è vero che è indietro rispetto a fintech, ma con iniziative di ecosistema e anche sfruttando la leva dell’open insurance e dell’open finance si può allargare il perimetro a una serie di soggetti che possono aiutare l’innovazione”.
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